Come interpretare uno studio scientifico


Il settore del fitness è influenzato costantemente dal marketing della salute che offre indicazioni riguardo al potenziale effetto benefico di un prodotto o di un integratore. Spesso, queste  indicazioni vengono accompagnate da frasi come: “la scienza ha dimostrato che…”  oppure “ un recente studio ha dimostrato che…”

Purtroppo non tutti gli studi sono  fatti allo stesso modo,  di conseguenza  non tutti gli studi sono in grado di dimostrare con la stessa  efficacia un risultato ottenuto.

Per navigare nell vasto mondo del marketing applicato al fitness, evitando di spendere soldi inutilmente, è fondamentale essere in grado di valutare la credibilità di uno studio. Per comprendere a pieno uno studio e come si relaziona alla precedente ricerca sul tema, è necessario non fermarsi alla sola  lettura dell’abstract.

Comprendere l’abstract e l’introduzione

Un abstract è un breve riassunto che copre i punti principali di uno studio.  Dal momento che riassume  molte informazioni in pochi paragrafi, un abstract rischia di essere involontariamente fuorviante. Siccome l’abstract non fornisce il contesto in cui è stato applicato lo studio, non è in grado di chiarire la metodologia di un esperimento e la sua eventuale applicabilità.

L’introduzione invece, pone le basi dello studio: qui gli autori riassumono le precedenti ricerche sul tema ed espongono la motivazione che li ha spinti ad indagare ulteriormente. In questa sezione è possibile trovare materiale aggiuntivo dal momento che gli autori fanno spesso riferimento ad altri studi pubblicati in letteratura.

Ad esempio:

“Il composto HMB ha dimostrato di aumentare la densità minerale ossea  e la massa muscolare quando veniva somministrato alla popolazione anziana, quindi abbiamo deciso di indagare se questo effetto potesse essere riscontrato anche nelle persona più giovani”.

La metodologia dello studio: la parte più importante

Analizzare la sezione che riporta la metodologia di uno studio (anche chiamata “Metodi” o “Materiali e Metodi”) e fondamentale per determinale la significatività e il  grado di applicabilità di uno studio (in inglese “trial”). In questa sezione, si trovano informazioni circa età, sesso, stato di salute, abitudini di vita nonché la metodologia con cui vengono selezionati i partecipanti anche chiamata campionatura.

Le informazioni demografiche possono risultare lunghe e a volte noiose, si è spesso tentati di saltarle ma sono di notevole importanza per una serie di motivi. Qui viene presentato il numero dei soggetti che hanno partecipato allo studio, più è alto il numero di partecipanti e maggiore è la sua applicabilità sulla popolazione di riferimento: questo procedimento in statistica prende il nome di inferenza. Il concetto di applicabilità in ambito fitness può voler dire che se un dato integratore ha una funzione benefica su alcuni soggetti, per altri potrebbe essere solamente uno spreco di denaro, se non addirittura un pericolo.

Ad esempio:

“Mentre la creatina è ampiamente riconosciuta come una sostanza sicura ed efficace, ci sono dei soggetti chiamati “non responder”, per i quali questo supplemento non è in grado di migliorare la prestazione in modo significativo.  Integrare la creatina in questi soggetti potrebbe rivelarsi solo uno spreco di denaro”.

L’esempio della creatina mostra come ogni individuo è differente, ma,  le informazioni demografiche lavorano come  un indicatore di applicabilità. Se in un trial vengono reclutate esclusivamente donne, bisogna tenere in considerazione che i risultati sono applicabili solamente su quel campione,  e non ad esempio sulla popolazione maschile. Allo stesso modo, uno studio effettuato su studenti universitari può fornire risultati differenti se eseguito su un gruppo di persone anziane.

Il campionamento, indicato come la metodologia con cui vengono reclutati i soggetti è di fondamentale importanza e deve essere rappresentativo della popolazione che voglio studiare (popolazione target). La tecnica di campionamento dovrebbe essere di tipo probabilistico, selezionando gli individui in maniera casuale. Se lo studio recluta dei soggetti volontari allora si parla di campionamento di tipo non probabilistico.

Un altro tassello di fondamentale importanza facente parte di questa sezione, riguarda il disegno dello studio.  La grande famiglia degli studi  si suddivide in:

  • Studi osservazionali: il ricercatore ha un ruolo passivo e si limita ad osservare e descrivere un fenomeno
  • Studi sperimentali: il ricercatore ha un ruolo attivo nello studio, somministrando nel nostro caso un integratore dai presunti effetti benefici

La piramide delle evidenze scientifiche

Come ho anticipato, non tutti gli studi hanno la stessa potenza. La medicina basata sulle evidenze (EBM) ha classificato gli studi scientifici secondo  una gerarchia di importanza:  la  piramide delle evidenze scientifiche

pieramide-evidenze-unconventionalfit

Alla base della piramide, vengono collocati gli studi con minore rilevanza scientifica. Qui troviamo gli studi in vitro, quelli sugli animali seguiti dalle opinioni degli esperti. Come è possibile notare, gli studi osservazionali occupano il gradino più basso in ordine di importanza rispetto agli studi sperimentali. A tal proposito, è bene notare che per definizione, gli studi di tipo osservazionale non sono in grado di dimostrare il nesso di causalità tra una variabile e un  fenomeno osservato. In genere questi studi rappresentano il primo approccio scientifico allo studio di un fenomeno.

In cima alla piramide troviamo gli studi scientifici controllati randomizzati (RCT’s) e le revisioni di tali studi (systematic review).

Il metodo gold standard  per dimostrare una relazione tra una variabile e un fenomeno osservato  è rappresentato dal  trial clinico controllato-randomizzato, a doppio cieco.

  • Controllato-randomizzato: significa che i partecipanti vengono suddivisi in maniera casuale nei gruppi di intervento (ricevono l’integratore in questo caso) e nei gruppi di controllo (non ricevono l’integratore).
  • A doppio cieco: significa che né il ricercatore né i partecipanti sono al corrente circa l’appartenenza dei soggetti al gruppo che riceve l’integratore o il placebo.

Solitamente il placebo presenta le stesse caratteristiche fisiche dell’integratore, ma non possiede il principio attivo o la sostanza in oggetto di studio.

Interpretare l’analisi statistica e il P-value.

La sezione metodologia in genere termina con una corposa discussione statistica. Qui,  i ricercatori effettuano l’analisi statistica dei dati raccolti per verificare se i risultati sono significativi, ovvero  se questi confermano o meno  l’ipotesi per il quale è stato compiuto lo studio.

Quando si effettua un test di significatività statistica, inizialmente si assume la cosidetta ipotesi nulla, secondo la quale non esiste differenza tra i gruppi riguardo al parametro considerato. Ovviamente l’ipotesi può essere vera o falsa, per deciderlo si analizzano i dati raccolti con un test statistico: il test di verifica dell’ipotesi.

Il P-value è un numero ottenuto dal test di verifica dell’ipotesi. Questo valore indica la probabilità che  i risultati ottenuti tra i due gruppi siano dovuti al caso. In medicina i risultati vengono classificati come statisticamente significativi ad un p-value di 0.05: in poche parole, si ammette la probabilità del 5% di errore nel rifiutare  l’ipotesi nulla. Ad un valore di p-value  (p=0,0482) avremo il 4,8% di errore, mentre a (p= 0,000001) avremo  una possibilità di errore su un milione. Entrambi i dati sono classificati come significativi, ovviamente più basso è il valore di p-value e maggiore sarà l’attendibilità dei risultati ottenuti.

Facciamo un esempio. L’integratore X  ha mostrato di migliorare le prestazioni di forza rispetto al gruppo di controllo/placebo di 1,5 volte (p= 0,05). In questo caso, accettando la conclusione, avremo il 5% di possibiltà che questo non funzioni  e che la differenza di forza riscontrata tra i due grupi   sia divuta al caso.

È importante tenere in considerazione che un valore statisticamente significativo può non essere clinicamente significativo.  Se i ricercatori rilevassero che la supplementazione giornaliera di un determinato composto aiuta  le persone a perdere 100 grammi di grasso in un anno (P=0.003); in questo caso il risultato sarebbe affidabile ma…la perdita di peso sarebbe talmente irrisoria da non giustificare l’integrazione del prodotto.

Risultati e discussione

Arrivati a questo punto, i ricercatori discutono il risultati ottenuti.  La tentazione potrebbe essere quella di leggere l’abstract e saltare direttamente alle conclusioni. Sfortunatamente, saltare la parte di metodologia non vi permetterà di capire come i ricercatori sono giunti alle conclusioni: capire come i ricercatori sono arrivati alla conclusione è importante quanto la conclusione stessa.

Una delle prime cose da cercare nella discussione riguarda il confronto delle caratteristiche inziali tra i gruppi esaminati: grosse differenze iniziali tra le variabili dopo la randomizzazione, potrebbero significare che i gruppi non sono veramente confrontabili tra loro. In questa sezione viene segnalato  anche il tasso di abbandono, indicando quanti soggetti hanno portato a termine lo studio  e quanti non sono riusciti a seguire le indicazioni. Un eccessivo abbandono dei partecipanti assegnati ad un gruppo potrebbe far sorgere dei dubbi, soprattutto se la differenza tra i gruppi è consistente.

Conclusioni

Siamo giunti alla fine, la conclusione è una sezione in cui viene riassunto lo studio. Qui i ricercatori espongono il valore del lavoro che hanno svolto e, se  lo ritengono necessario, chiariranno l’interpretazione dei risultati che hanno ottenuto.  Inoltre, è possibile che vengano comparati i risultati con i precedenti lavori svolti sullo stesso tema, come anche  i potenziali futuri studi basati sui risultati ottenuti.

Al termine della conclusione vengono  dichiarati eventuali conflitti di interessi tra i ricercatori. Gli studi finanziati da compagnie che beneficerebbero dei risultati positivi di uno studio andrebbero valutati con una dose di attenzione maggiore. È chiaro che non siano automaticamente nulli i risultati, ma necessitano di un ulteriore analisi.  È importante capire se l’estrapolazione dei risultati sia coerente con quanto riportato nello studio o se invece le considerazioni si sono spinte oltre quello che lo studio è effettivamente in grado di provare.

Scavando alla ricerca della verità…

Il fatto che uno studio sia pubblicato non significa che i risultati siano applicabili su tutti.  Ad esempio, i primi studi sulla glutammina furono condotti su pazienti ustionati e che quindi erano carenti di questo amminoacido. È chiaro quindi, che le  persone che non sono carenti di glutammina potrebbero non avere gli stessi benefici delle vittime di ustioni.

La selezione di particolari caratteristiche demografiche (e.g. età, sesso) può aver senso per i ricercatori in ambito ospedaliero che sono interessati ad aiutare particolari tipi di pazienti. Gli studi riguardo alla perdita di peso spesso sono effettuati su popolazioni caratteristiche, e quindi,  non è sempre possibile estendere i risultati su tutta la popolazione.

Ipotizziamo che sia immesso sul mercato un nuovo “brucia grassi” e che questo sia supportato da studi scientifici che ne approvano l’efficacia su donne obese in menopausa. Quando il tipo di popolazione studiato non figura nell’abstract, e i giornalisti saltano la lettura riguardo alla metodologia dello studio, potrebbero essere estrapolate delle conclusioni fuorvianti simvastatin 5mg. Quando queste conclusioni vengono divulgate dai media  alla popolazione tramite riviste di settore o social, le persone vengono a conoscenza di informazioni errate: ecco un modo per creare dis-informazione.

Un recente sondaggio effettuato nel Regno Unito ha evidenziato che circa il 70% dei consigli dietetici riportati sui quotidiani nazionali contengono indicazioni basate su prove carenti o insufficienti. Per questa ragione è necessario essere diffidenti riguardo le indicazioni che possiamo trovare in rete, bisognerebbe verificare di persona gli studi a cui viene fatto riferimento per capire se sussistono degli errori di interpretazione dei risultati.

Per facilitare questa operazione esistono degli enti che si occupano di analizzare la letteratura scientifica e di fornire delle indicazioni riguardo temi di attualità.  L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare o EFSA (acronimo di European Food Safety Authority) è un’agenzia dell’Unione europea istituita nel 2002. La sua sede è a Parma, in Italia. Fornisce consulenza scientifica e una comunicazione efficace in materia di rischi, esistenti ed emergenti, associati alla catena alimentare.

Un’altra fonte interessante dove attingere informazioni riguardo gli integratori e la nutrizione è examine.com, un’enciclopedia indipendente fondata nel 2011 con lo scopo di analizzare solamente studi condotti sull’uomo che abbiano superato le revisione dei pari (peer-reviewed).

link utili:

www.efsa.europa.eu/it

www.examine.com

www.quadernodiepidemiologia.it

+ There are no comments

Add yours