Il sodio “nascosto” e il paradosso delle acque iposodiche


Non fatevi ingannare dalle apparenze: questo non è il titolo di un servizio di Adam Kadmon.

Il Cloruro di sodio (NaCl) è un sale formato dagli ioni Na+(cationi di sodio) uniti a quelli Cl-(anioni di cloro). E’ comunemente conosciuto come “sale da cucina” ed è un condimento molto utilizzato nelle cucine di tutto il mondo. La televisione, i media e le riviste patinate da leggere sotto l’ombrellone, spesso dicono che “E’ meglio mangiare poco salato” oppure “ridurre le quantità di sale nei condimenti” e litanie di questo genere. Il problema, come al solito, sta nella finta informazione: si dice che troppo sale “non fa bene” e peggiora la ritenzione idrica (cosa assolutamente discutibile) ma non si dice che il sale che introduciamo con l’alimentazione non è solo quello con cui si sala l’acqua della pasta o si condiscono le pietanze.

IPERTENSIONE E SODIO

Siccome non voglio addentrarmi nel discorso complicato della ritenzione idrica e cellulite che vedremo in altri articoli, mi soffermo su un’altra condizione patologica.

Una delle principali cause di morte nel mondo è la cardiopatia ischemica (infarto cardiaco) e l’ipertensione arteriosa rappresenta uno dei  suoi principali fattori di rischio.

Con ipertensione arteriosa si intende  “una pressione sistolica e/o diastolica costantemente superiore ad un valore considerato normale, attualmente i 139 mmHg di sistolica e gli 89 mmHg di diastolica). Si utilizzano valori leggermente inferiori (135 mmHg sistolica o 85 mmHg diastolica) se sono derivati da una misurazione di 24 ore ambulatoriale o dal monitoraggio a casa”[1]

L’ipertensione può essere suddivisa in: primaria (o essenziale, 95% dei casi, senza una causa nota) e secondaria (5% dei casi, attribuibile a cause conosciute come patologie renali, abuso di farmaci o droghe, patologie tiroidee etc.). L’ipertensione primaria, dunque, è quella che più colpisce la popolazione e che non ha una causa ben definita. Quello che si sa con certezza è che alcuni elementi possono favorirne l’insorgenza o aggravarla. Ecco i fattori di rischio per l’ipertensione:

NON MODIFICABILI:sesso maschile, età >60 anni, etnia nera, familiarità con ipertensione.

MODIFICABILI: fumo di sigaretta, sedentarietà,obesità addominale, elevata introduzione di sodio con gli alimenti. (Si noti come oltre al tanto temuto sodio, ci siano degli altri fattori modificabili di grandissima importanza.)

Nel gennaio 2013 la WHO (World Health Organization) ha aggiornato la dose di sodio consigliata per giorno portandola a 2g (circa 5g di NaCl)[2]. Livelli si sodio più alti di questo valore potrebbero aumentare il rischio di ipertensione arteriosa.

CONOSCETE IL VOSTRO SODIO GIORNALIERO?

Ora passiamo ai “conti della serva”: quanto sodio assumete giornalmente?

Scommetto che anche chi è molto attento alla quantità di sale non ha mai fatto realmente caso a quello che assume quotidianamente: si tende, infatti, a controllare il sale da cucina nei condimenti o addirittura a cambiare marca di acqua per berne una a basso contenuto di sodio.

Secondo i parametri analitici italiani ed europei il massimo contenuto di sodio per considerare l’acqua potabile è di 200mg/L [3]. Un’acqua di questo tipo è di gusto talmente salato che potreste probabilmente cucinarci anche la pasta.

A questo punto, ragionando per assurdo, consideriamo un soggetto che si idrati regolarmente con 3Lt/die dell’acqua più salata considerata potabile:

200mg/L*3L=600mg di Na al giorno ovvero circa il 25% dell’assunzione di sodio giornaliera raccomandata, con un 75% da poter ancora assumere con gli alimenti per stare sotto la soglia dei 2g di sodio al giorno.

Tra le marche di acqua in bottiglia più salate abbiamo “l’acqua della salute”con circa 74,4 mg/l di Na che tradotto in mg/die su 3Lt:

74,4mg/L*3L= 223,2 mg ovvero circa l’11% dell’assunzione di sodio giornaliera raccomandata.

Da questi dati si nota che, pur bevendo grandi quantità di acqua con alta concentrazione di Na, si può incidere al massimo di un 11% della dose di sodio giornaliera massima.

SI, MA ALLORA DOVE SI NASCONDE IL SODIO?

Tante volte la risposta la abbiamo sotto gli occhi ma non ce ne accorgiamo. Una grande fortuna in Italia è di avere etichette alimentari molto dettagliate: leggendo le informazioni sulle confezoni degli alimenti si può calcolare il contenuto di sodio “nascosto”per porzione media di alcuni alimenti delle nostre tavole[4].

Di seguito alcuni esempi

ALIMENTI:

Bresaola 70gr = 1953mg Na = 97,6% RDA

Pane 70gr = 504mg Na = 25,2% RDA

Prosciutto crudo magro 70 gr = 1061mg Na = 53,05% RDA

Hamburger di soia 100gr = 569mg =26% RDA

Parmigiano 30gr = 480,6mgNa = 24,03% RDA

Salame di maiale 30gr = 567mg Na = 28,35% RDA

Carne di manzo in gelatina in scatola 140gr = 1850mg Na = 92,5% RDA

Salmone affumicato stagionato 120 gr = 2400mg Na = 120% RDA

E per i “fissati” del mondo delle palestre abbiamo anche…

INTEGRATORI PROTEICI:

Proteine isolate della soia 35gr=  415,8 mg Na = 20,79% RDA

Proteine del latte in polvere 35 gr = 206 mg Na = 10,3% RDA

PER CONCLUDERE

Da questa lettura risulta chiaro che sia più importante monitorare l’assunzione di cibi ad alto contenuto di sodio piuttosto che illudersi del fatto che scegliendo acqua iposodica o eliminando solo il sale da cucina si possa ridurre significativamente l’introito giornaliero di questo microelemento.

Bibliografia:

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Ipertensione

[2] http://www.who.int/mediacentre/news/notes/2013/salt_potassium_20130131/en/

[2] Direttiva 98/83/CE del Consiglio, del 3 novembre 1998, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:31998L0083&from=IT

[3] http://www.valori-alimenti.com/cerca/sodio.php

 

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