Core stability – Una visione d’insieme


Cos’è la core stability ?

Tradotto significa: stabilità del nucleo.

In ambito sportivo secondo la più recente definizione della NASM (National Academy of Sport Medicine) si fà riferimento ad una regione del corpo formata da due sistemi muscolari: il sistema stabilizzatore (muscolatura locale) e il sistema di movimento (muscolatura globale). A differenza di quello che molti credono questi sistemi comprendono la muscolatura addominale ma di certo non si limitano ad essa.

Tenuta ancora poco in considerazione nelle varie definizioni scientifiche ma di ovvia importanza nella stabilità del nucleo, ormai sancita da diversi studi in merito, è la fascia profonda o toraco-lombare.

La capsula addominale

Per comprendere al meglio come funziona l’intera capsula addsquadra (sistema stabilizzatore, sistema di movimento e fascia toraco-lombare) bisogna affiancare al concetto di core stability quello di capsula addominale. La capsula addominale è una sorta di involucro che delimita con le sue parti la cavità addominale contente vari organi.

Queste parti costituenti la capsula addominale sono definite come 4 pareti: una parete craniale, una caudale, una ventrale e una dorsale.

In realtà queste quattro pareti interagiscono tra loro come un unico sistema (appunto sistema stabilizzante) alla ricerca della stabilità del nucleo (core) influendo sulla pressione che c’è all’interno della capsula stessa → pressione intra-addominale.

Il sistema stabilizzatore è costituito da:

  • Parete anteriore, costituita dalla muscolatura addominale, tra i vari muscoli spicca come importanza stabilizzante il trasverso dell’addome che ha un’azione di torchio addominale e l’obliquo interno che coadiuva in questa funzione. La muscolatura addominale è quindi responsabile della regolazione della pressione intra-addominale.diaframm
  • Parete dorsale, costituita dal Multifido che insieme al trasverso dell’addome (parete anteriore) garantisce la stabilità lombare. La muscolatura della schiena nell’ambito della capsula addominale ha un influsso decisivo sull’escursione respiratoria del diaframma, sul tono della muscolatura addominale e del pavimento pelvico.
  • Parete craniale, costituita del diaframma che è il principale motore della ventilazione polmonare e divide la cavità toracica da quella addominale. È considerato il muscolo che dà il ritmo alla capsula addominale con gli atti respiratori.
  • Parete caudale, costituita dai muscoli del pavimento pelvico, la sua componente muscolare principale è costituita dal diaframma pelvico; la muscolatura pelvica è particolarmente importante poiché il peso del corpo, così come i pesi trasportati, sono trasmessi in senso cranio-caudale alla cintura pelvica tramite il promontorio del sacro e la colonna vertebrale. Da qui il peso è trasmesso alla sinfisi pubica, alla parete bassa degli addominali e quindi alla gambe.

 

 

Da questo breve elenco si capisce subito quanto sia importante il corretto funzionamento di tutte e sottolineo tutte e 4 le pareti della capsula addominale, infatti risulterà sufficiente la debolezza di un solo anello per spezzare l’intera catena, peggiorando la stabilità del rachide.

Alla luce di quanto esposto non basta considerare il sistema stabilizzatore in un ottica antero-posteriore (addome e dorso) rappresentata da tiranti che agiscono sulla colonna vertebrale stabilizzandola poiché, seppur giusta come visione, ritengo resti comunque parziale.

Bisogna considerare questo sistema anche come una pentola a pressione avente un coperchio e una base (diaframma respiratorio e pavimento pelvico) che partecipano alla regolazione della pressione intra-addominale.

Questa pressione è di fondamentale importanza, non solo per dare stabilità al rachide sotto la pressione di forze scaricate in senso cranio-caudale ma anche contro le forze di taglio.

Il sistema di movimento è costituito da:

retto dell’addome, obliquo esterno, erettore spinale, quadrato dei lombi, adduttori, quadricipite, ischio-crurali e il grande gluteo.

E’ un sistema ad impronta dinamica in grado di agire sul core, producendo un trasferimento di forze dal nucleo agli arti e viceversa.

La fascia profonda e la sua importanza

La fascia profonda o toraco-lombare, dal punto di vista biomeccanico, riveste il fondamentale compito di minimizzare lo stress sulla colonna vertebrale e ottimizzare la locomozione.

Durante il sollevamento di un peso, esso avviene soprattutto per azione dei muscoli estensori della coscia sulle anche (ischio-crurali e grandi glutei) e della fascia. Nei campioni olimpici si è verificato che lo sforzo è suddiviso in 80% fascia e 20% muscoli.

E’ quindi il collagene che svolge gran parte del lavoro in quanto, fungendo come un cavo, non consuma praticamente energia.

I muscoli erettori (multifidi) e la pressione intra-addominale, insieme ai muscoli psoas, regolano così tridimensionalmente la lordosi lombare assumendo un importante ruolo di modulatori del trasferimento delle forze tra muscoli e fascia.

Questo sistema di fasci circonda i muscoli erettori spinali, multifido, quadrato dei lombi.

Un aumento del volume di questi muscoli aumenta la tensione della fascia contribuendo così alla funzione di stabilizzazione.

L’aponeurosi del gran dorsale e le fibre del dentato posteriore, dell’obliquo interno, e del trasverso dell’addome si uniscono ai fasci della fascia toraco-lombare, così che la contrazione di questi muscoli porti ad un aumento della tensione della fascia, provvedendo a stabilizzare le forze sulla colonna lombare.

Conclusione

Con il termine Core Stability si fa quindi riferimento a due sistemi muscolari molto complessi, cui va doverosamente aggiunta la funziona fondamentale della fascia profonda (toraco-lombare).

Grazie a questa squadra di componenti, tra loro fortemente connessi, si ottiene la stabilizzazione del corpo durante i movimenti che esso compie.

Questa stabilità è garantita, come già accennato, non solo dalla componente muscolare e collagene ma anche dalla capacità che essa ha di influire sulla pressione intra-addominale.

Avere un nucleo (core) valido dal punto di vista muscolare e funzionalmente efficiente permette di trasmettere le forze peso correttamente e di poter sopportare meglio i sovraccarichi.

Tutto ciò ha sicuramente un impatto positivo nella prevenzione e nella riabilitazione in soggetti sportivi e sedentari, nonché portatori di diverse patologie ortopediche e neurologiche.

Concludo che, alla luce di quanto spiegato, non c’è termine più azzeccato di “nucleo” per identificare una componente così importante nella biomeccanica umana.

Nella seconda parte dell’articolo vedremo delle applicazioni pratiche per migliorare il sitema di stabilità in toto.

BIBLIOGRAFIA

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