Plicometria – Aspetti teorici e pratici


Se non avete chiaro il concetto di “composizione corporea” vi consiglio di leggere prima l’articolo “Dimmi che misure hai e ti dirò chi sei“.

L’IMPORTANZA DELLA MISURA

Sir William Thomson Kelvin, noto fisico e ingegnere britannico, nella seconda metà dell’800 arrivò ad una conclusione: “Se non si può migliorare qualcosa, non si può migliorarla”. kelvin_misura_unconventionalfit Nel campo dell’anatomia umana, la scienza che studia e misura le caratteristiche degli individui si chiama antropometria: la plicometria è una branca di questa scienza che si occupa della stima del tessuto adiposo nell’individuo. La plicometria è definita come un modello bi-compartimentale, ovvero che semplifica il corpo umano in due sole componenti: massa magra priva di grasso (FFM, fat-free mass) e massa grassa (FM, fat mass). LO STRUMENTO DELLA PLICOMETRIA : IL PLICOMETRO Lo strumento utilizzato è il plicometro, un calibro con pinza a pressione costante (10g/mm²) che misura lo spessore in mm delle pliche cutanee. Sul mercato si trovano diverse tipologie di plicometri: dal calibro professionale acquistabile con svariate centinaia di euro a calibri in plastica dai diversi meccanismi reperibili in rete a poche decine di euro. plicometri-plicometria-unconventionalfit Non impazzite nel cercare/coprare calibri troppo sofisticati, ci sono calibri in plastica di tutto rispetto che, se usati con criterio, non temono il confronto con quelli professionali. CHE COS’E’ LA PLICA CUTANEA? La plica cutanea è un lembo di pelle pinzato tra pollice e indice posti a 6/8cm tra loro che viene sollevato di circa 1 cm in modo tale che epidermide, derma e tessuto adiposo sottocutaneo vengano separati dalla fascia di connettivo che ricopre il sistema muscolo-scheletrico. plicometria-plica-unconventionalfit Per ottenere un risultato attendibile e ripetibile, i siti di misurazione vanno valutati accuratamente ogni volta nello stesso punto. Per essere precisi vengono utilizzati come riferimento alcuni reperi anatomici oppure si fa ricorso ad un centimetro per puntare il calibro in modo preciso e ripetibile. La misurazione ottimale prevede un triplo controllo per ogni sito a distanza di qualche minuto e si tiene per buono lo spessore medio dei 3 valori ottenuti. LE EQUAZIONI PLICOMETRICHE Le stime della composizione corporea si ottengono inserendo la somma degli spessori (in mm) delle diverse pliche in particolari equazioni che stimano la densità corporea. Negli anni molti studiosi si sono prodigati a formulare modelli matematici con diversi protocolli di misurazione. Il loro intento è stato quello di ottenere risultati di densità corporea attendibili senza dover far ricorso alla ben più complicata e scomoda pesata idrostatica. Ottenuto il valore di densità corporea si ricava la % di massa grassa e massa magra del soggetto grazie ad una seconda equazione, chiamata equazione di Siri. Per ottenere il valore in Kg di ogni compartimento basta calcolare il contributo percentuale di FFM e FM sul peso corporeo. E’ da tener presente che la densità corporea di un soggetto è data dalla risultante dei contributi di tessuti  con diverse densità: nel modello bi-compartimentale il grasso rappresenta la componente meno densa (0,9007 Kg/L) mentre la massa magra quella più densa (1,100 Kg 1L). Le equazioni plicometriche più utilizzate sono:

  • quelle di Jackson & Pollock (1976) con il protocollo a 3 o 7 siti di plica
  • quelle di Durnin & Womersley (1974) con un protocollo a 4 siti di repere
PER TUTTI MA NON PER TUTTI

Tutte queste equazioni sono state formulate dopo l'analisi di un ampio campione di popolazione generica: la plicometria, dunque, è tanto più precisa quanto più il soggetto ha caratteristiche simili alla popolazione media.

Immaginiamo di misurare 1000 persone scelte in modo randomizzato da un elenco telefonico e di mettere il risultato della loro densità corporea in un piano cartesiano. 

distribuzione-campana-plicometria-unconventionalfit

Sull'asse x (orizzontale) abbiamo valori crescenti di densità corporea mentre sull'asse y (verticale) abbiamo il numero di individui per range di densità corporea. Si ottiene un grafico di distribuzione chiamato "a campana" (o distribuzione normale) nella cui porzione centrale troviamo molti soggetti con paragonabile densità corporea, mentre più ci si sposta agli estremi (code) della curva, più il numero di individui con quella densità corporea diminuisce. A destra ci saranno soggetti con alta densità corporea (alta % di FFM rispetto alla FM), a sinistra ci saranno soggetti con bassa densità corporea (bassa % di FFM rispetto alla FM).

Per la formulazione delle equazioni sono state tagliate le code della curva per avere un campione non influenzato da valori poco comuni e poco rappresentativi della popolazione media.

Da questa osservazione si può dedurre che soggetti molto allenati con masse muscolari importanti e soggetti sedentari in forte sovrappeso o obesi otterrebbero valori fuorvianti e non veritieri per via della loro esclusione nella formulazione delle equazioni. I soggetti obesi o in forte sovrappeso hanno grasso sottocutaneo di tale entità da renderne difficile la corretta pinzatura aumentando, quindi, l'errore nella stima della massa grassa. Questi soggetti, inoltre, hanno una componente adiposa viscerale non trascurabile che non viene correttamente calcolata nelle equazioni. 

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Il grasso viscerale (la superficie bianca addominale nella figura di sinistra) può aumentare parecchio la FM reale del soggetto ma, non potendo essere plicato e non rientrando nella normalità della curva, sfugge alla misurazione plicometrica fornendo valori errati. Il grasso viscerale non è una componente trascurabile in quanto è un fattore di rischio per diverse patologie sistemiche tra cui diabete, dislipidemia, patologie cardio-vascolari e neoplasie.

BIOSIGNATURE DI POLIQUIN

Un concetto interessante, ma ad oggi dal solo valore empirico, è il concetto di “biosignature” sponsorizzato dal famoso strenght trainer Charles Poliquin. Secondo questa teoria gli accumuli di grasso in zone corporee diverse sono regolate da ormoni diversi. Di seguito una tabella che schematizza la teoria del biosignature. 

biosignature-poliquin-plicometria-unconventionalfit

VANTAGGI E SVANTAGGI DELLA PLICOMETRIA 

VANTAGGI:
  • costi contenuti
  • tempistiche rapide (circa 15min per misurare le 7 pliche)
  • possibilità di valutazione della qualità della plica nel tempo (morbida, dura, granulosa, etc.)
  • buona affidabilità per soggetti "nella media"
SVANTAGGI:
  • metodica altamente operatore sensibile (operatori diversi possono misurare spessori in modi più o meno precisi)
  • strumenti diversi possono dare misure diversi con errori da 0,1mm a 0,5mm 
  • a densità delle pliche cutanee risente molto della temperatura ambientale: se il soggetto è in un ambiente troppo freddo le pliche tendono ad indurirsi mentre se l'ambiente è eccessivamente caldo le pliche diventano più morbide
  • modello semplificato a due soli compartimenti
  • non rappresenta in modo coretto soggetti molto allenati non rappresenta in modo corretto soggetti in forte sovrappeso o obesi
CONSIGLI: Consiglio di abbinare l'esame plicometrico ad una misurazione delle circonferenze corporee misurate al livello del sito di plica. Questo doppio dato ci può dare una visione più critica: se la circonferenza di una gamba è aumentata di 4mm e la plica in quella zona è rimasta invariata sia come misura che come consistenza si può dedurre che sia aumentato in prevalenza il compartimento muscolare. Se volete utilizzare le equazioni su soggetti allenati e con buona composizione corporea suggeriamo di utilizzare le equazioni di Jackson & Pollock con il protocollo a 7 pliche. Per soggetti in forte sovrappeso sembrerebbe più indicata l'equazione di Durnin & Womersley.




 

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